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Cristo Morto

È il simulacro che completa il ciclo e che, più di ogni altro, suscita commozione nell’animo del credente. Raffigura il Figlio di Dio esanime. Il suo corpo, poggiato sul lenzuolo che diventerà - poi - la Sindone, giace ormai preda della morte. Iconograficamente, la statua ripropone il soggetto più caro agli artisti della seconda metà del Cinquecento allorquando il Concilio di Trento, volendo dare maggiore impulso all’Eucarestia, privilegiò l’idea del collegamento del sacrificio - in croce - del Redentore al sepolcro e, quest’ultimo, all’altare sul quale si ripete il sacrificio eucaristico. Tecnicamente, anche questa scultura presenta tracce nelle quali i critici, pur riconoscendo al simulacro uno straordinario effetto devozionale, esprimono la sensazione che li fa propendere per una esecuzione "a due mani". A un sudario appena abbozzato nelle sue naturali piegature fa, da contrasto, la splendida armoniosità e perfezione di un corpo, serenamente adagiato nella fissità della morte. Austero nella compostezza della posa, mostra i lunghi capelli - che si intuiscono intrisi di sangue e di sudore - sparsi sul guanciale. Le braccia si abbandonano, morbidamente, lungo il corpo mentre le gambe, leggermente piegate, ci riportano alla sicura deformazione che devono aver subito supportando - sulla croce - il peso di un corpo che si accasciava su di loro. L’impianto scenico è, dunque, molto semplice. Eppure l’artista riesce a coniugare magnificamente la tecnica scultorea in suo possesso ad un’altra, pittorica, di indubbia valenza e ci presenta un'immagine finale di straordinario effetto visivo: il corpo di un Cristo minuziosamente eseguito in tutti i suoi particolari e disposto, con arguzia, su un piano inclinato in modo da dare – all’osservatore - la possibilità di ammirarlo totalmente. A questo espediente di innegabile effetto scenico si accomuna una tecnica pittorica così realistica nelle colorazioni da darci la sensazione di avere dinnanzi a noi un corpo quasi reale. In processione, la statua, si mostra elegante e solenne e si arricchisce di una coltre intessuta di pregevoli ricami in oro, di sei raffinate lumiere argentee che la circondano e un artistico reliquiario, anch’esso in argento, contenente una reliquia della santa Croce. Il reliquiario, realizzato dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli, trova posto ai piedi della statua. E' il simulacro che più di tutti focalizza e concentra la genuina devozione popolare e che, per questa sua particolare peculiarità assurge a immagine simbolo di tutto il corteo processionale e della stessa Pasqua, ormai imminente.
Il privilegio di portare per le vie della città, nel giorno del Venerdì Santo, la statua del Cristo morto è esclusivamente affidato ai confratelli dell' Arciconfraternita di Santo Stefano.
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- Testo a cura del prof. Nino Del Rosso.
- Foto a cura del dott. Franco Stanzione.


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