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Cristo alla colonna

In vernacolo è comunemente chiamata "Cristo alla colonna" per la contemporanea presenza, insieme al Cristo, di una struttura che, se nel nome ne richiama una architettonica, nella fattispecie si rivela essere strumento di tortura. È la seconda statua che appare in processione ed è quella che, più di tutte, rivela il talento artistico dell'ignoto artefice. Il Cristo è in posizione eretta, frustato, percosso e legato con le mani dietro la schiena all'anello metallico della colonna. La scena ci porta a immaginarlo nel Pretorio, dove storicamente esisteva una colonna simile, usata per il medesimo scopo. L’espressione rassegnata del volto, lo sguardo fisso in un orizzonte sempre più lontano e la bocca semi socchiusa del Cristo, lasciano trasparire la sua cosciente, incondizionata accettazione della sofferenza quale mezzo per raggiungere la redenzione del mondo. La bellezza del simulacro, però, non è solo nella sua espressività. Molto di più emerge dall' osservazione della statua nella sua interezza laddove la sobria nudità di un corpo, coperto solo da una fascia damascata sui fianchi, rivela la perfetta conoscenza anatomica dello scultore.
La statua, processionalmente, è portata - a spalla - dagli iscritti alla Confraternita di Santa Maria del Buon Consiglio.



- Testo a cura del prof. Nino Del Rosso.
- Foto a cura del dott. Franco Stanzione. 


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N.B. - Tutte le foto sono proprietà esclusiva dell' autore dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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